CHAPTER IT-A

CHAPTER IT-B

CHAPTER IT-C

Nazionale 2019

Valpolicella!

Chapter IT C

Programma Provvisorio

Modulo D'iscrizione

 

Pregasi di inviare copia dell'iscrizione e dei bonifici ai seguenti indirizzi:
Emanuele Dal Dosso: e.daldosso@gmail.com
Alessandro Faita: alessandrofaita@yahoo.it

 

American Dream (la nostra prima avventura americana 2006)

Si è sempre detto che non è la meta che conta ma il viaggio….è vero, oggi posso tranquillamente affermare che ciò è vero, perché questa è un esperienza totalmente diversa dal concepire il viaggio in moto secondo i canoni “europei”.

La preparazione durata mesi, la partenza programmata da settembre 2005, sono tutti fattori che ad un certo momento mi hanno fatto perdere l’eccitazione e l’attesa dell’inizio di questa meravigliosa avventura… alla Malpensa, in attesa dell’ imbarco, mi sentivo pronto a qualsiasi cosa dimenticando in un istante la mia propensione a raggiungere ogni luogo con le mie ruote, già il solo partire in aereo per attraversare l’oceano è di per se un “viaggio” ma la curiosità di ammirare un luogo visto solo nei film…..

E’ arrivato il momento, siamo tutti allegri e questo aiuta anche a conoscersi un po’ di più che non solo in quel fugace momento in un ristorante novarese dove Maurizio e Nunzia ci hanno “passato le consegne” dandoci ragguagli e regole di comportamento che si sono rivelate più che utili durante il viaggio, si parte destinazione Heatrow (Inghilterra) per poi spiccare il definitivo salto verso New York.

Il primo impatto con l’aereo è divertente, specie alla partenza sembra molto una montagna russa ma in un attimo sei lassù e tutto diventa relativo, poco più di un ora di viaggio e poi di corsa alla coincidenza (l’aeroporto è enorme ) per il vero e proprio “salto nel blu” dove il sole splende perenne e il tempo assume connotati diversi viaggiando contro lo scorrere delle lancette a più di 900km/h pur nella pacata rilassatezza della cabina ascoltando musica e leggendo un buon libro.

L’arrivo all’aeroporto di Newark coincide anche con il primo impatto con la dogana americana di cui si sentono giudizi contrastanti ma l’aiuto di Nunzia nella compilazione dei moduli sull’aereo e la grande umanità di questo popolo ci mette a nostro agio quasi da subito, riesco a scambiare qualche parola con il doganiere che si sforza di parlare spagnolo per aiutarmi nelle risposte mentre lascio le mie impronte e la mia foto nei loro archivi.

Espletate le formalità, Maurizio con alcuni di noi va a ritirare il famigerato monovolume blu che ci accompagnerà come appoggio mentre il resto della truppa si avvia verso il bus navetta dell’hotel esibendosi in alcune gags della serie “Gruppo Vacanze WingStore” giusto per intrattenere i nostri ospiti e renderci più simpatici…..o forse ridicoli…

Al mattino successivo tutti gli hombres stipati nel monovolume vanno a ritirare le “cavalcature” dallo spedizioniere mentre io mi incarico di accompagnare le gentili dame in un piccolo tour della cittadina a piedi e finalmente ci siamo, arriva il pomeriggio quando finalmente il mio “American Dream” prende forma: tutto il lavoro di Maurizio e Nunzia da quella sera galeotta in cui mi fecero una “proposta che non si può rifiutare” è lì davanti a me…bella e dorata come la volevo, esattamente uguale tanto che mi sembra di averla sempre avuta e docile come mai nessuna Gw provata finora…

Il giorno dopo lo dedichiamo alla visita di New York, mondo nel mondo, troppa per essere visitata in così poco tempo e raccontata in due righe ma due cose mi hanno colpito e voglio rendervene partecipi: Central Park, vera oasi verde in un contesto così caotico e Ground Zero, una voragine nel cuore di questa città cosmopolita che accoglie tutti ed ha accolto anche Caino nel suo ventre, tutte le immagini viste in televisione non sono nulla .. immergersi in questo scenario terribile sapendo quante persone hanno perso la vita per la stupidità umana ti fa sentire piccolo e partecipe, ti fa sentire un po’ americano.

Ennesima notte con l’aria condizionata a stecca (secondo le usanze locali) e poi dopo aver delicatamente tolto i fiocchi alla mia bimba e alla moto di Max e Samy (che erano in viaggio di nozze posticipato) siamo pronti per avventurarci lungo le strade di questo nuovo mondo al seguito della monovolume che fungeva da apripista mentre Carlo e Grazia, dopo la foto di rito ci lasciano, loro faranno un altro itinerario ma li ritroveremo a S.Francisco per il rientro.

Il “Viaggio” vero ha inizio in una splendida mattina, qui capiamo come saranno i giorni a venire: Maurizio adotta un suo sistema, comune a tutti i viaggi che ha organizzato finora, la parola d’ordine è “ANDIAMOOOOO….PRESTO CHE è TARDIIIII”…il ritmo di viaggio viene scandito da rigidi ordini di scuderia riguardanti la velocità da tenere, il comportamento sulla strada, le soste conformate al consumo dei 1500 (notoriamente più assetati dei 1800), le pause pranzo.

Il Sistema Oldani è collaudato e tutti ci adeguiamo ai limiti di velocità severissimi, il clima caldo mi fa decidere spesso per un abbigliamento leggero : Maglietta e pantaloni corti ma presto comprendo che, a differenza della bimba che sta nel garage di casa, questo nuovo amore è molto più caldo nei confronti delle mie gambe e mi provoca addirittura insofferenza alla guida.

L’arrivo della prima tappa è in Canada per vedere le Cascate del Niagara, qui arrivo stremato dalla sete tanto che apprezzo tantissimo un bicchiere di acqua calda da sovrapposizione alla marmitta offertami da Lino e Gabriella mentre siamo in coda per passare la frontiera….

Attimi di tensione : i doganieri controllano una per una le targhe delle moto, sembriamo forse matti perché ci siamo portati le moto al seguito, un pensiero mi colpisce : IO NON HO LA TARGA! (in America acquistando un mezzo nuovo ti viene rilasciata una immatricolazione provvisoria stampata su carta)

Da lontano vedo Maurizio e capisco che anche lui è preoccupato di tanta severità ma essendo l’ultimo della fila spero nel miracolo e questo avviene: sono l’unico a cui non fanno storie, forse attraverso le telecamere della postazione la pubblicità della concessionaria apposta nel vano targa li confonde…

Un oretta di svago alle Cascate che si offrono a noi in tutta la loro bellezza e poi via dritti all’hotel per rinfrescarsi e fare un bagno ristoratore in piscina … per chi non lo avesse ancora intuito, questo sarà il tema di tutta la vacanza…viaggiare viaggiare viaggiare …come ho anticipato all’inizio del racconto, non deve importarti la meta se intraprendi un avventura di questo tipo ma devi attingere dal viaggio l’appagamento che ti renda soddisfatto e che ti faccia sopportare le fatiche (per altro limitate a bordo dei nostri comodi mezzi) di tappe che variano dai 450 agli 800km al giorno.

Al mattino si riparte per rientrare negli States attraverso la frontiera di Buffalo, oggi è il turno di Lino che viene accompagnato, dopo una lunga sosta alla dogana, in una zona circoscritta in attesa di un interprete, evidentemente in servizio non vi sono Paisà che parlano calabrese e gli addetti non permettono a nessuno di intervenire in suo aiuto.

Il viaggio riprende ed i paesaggi non appena esci dalle città sono tutti bellissimi, Pennsylvania, Ohio, si dorme a Columbus e si riparte al mattino, Indiana , Illinois…anche quest’anno lo stabilimento Honda ci dà buca ma bisogna capirli: anche loro vanno in ferie, ma la delusione è presto dimenticata visitando un enorme concessionario a Litchfield dove come tanti bambini dal giocattolaio spendiamo un bel po’ di dollari in accessori.

Arriviamo nel Missouri con sosta a St.Louis dove visitiamo l’Arco simbolo di questa città e, per merito della “Bibbia” di Massimo “Rassirio” e Sabrina “Amò”, scoviamo lo stabilimento della Budweiser (perdonate la pubblicità occulta ma la birra offerta era proprio buona) di cui approfittiamo subito per una visita e per placare la sete..(il caldo…ehhh)

Iowa, Nebraska…gli stati si susseguono uno dopo l’altro mentre il paesaggio circostante ti rapisce con queste immense distese dove l’occhio non vede mai la fine, dove la strada è sempre libera con poco traffico, dove i colori e il profumo del West ti avvolgono creando in te delle sensazioni particolari facendoti sentire piccolo piccolo ma in egual modo parte integrante di questo scenario intrigante.

Finalmente arriviamo nel South Dakota dove dedicheremo qualche giorno di sosta ad ammirare alcune bellezze naturali al mattino e approfitteremo dei pomeriggi, che molto intelligentemente Maurizio e Nunzia hanno saputo gestire per godere dell’atmosfera del più grande raduno al mondo: Sturgis, la mecca del Biker perché sarebbe stato improponibile in mezzo a quel caos riuscire a mantenere il gruppo compatto.

Le Black Hills con la loro attrattiva più celebrata : i monti Rushmore, una rapida puntata nel Wyoming per ammirare la Devil’s Tower e di nuovo nel S.Dakota per immergersi nel selvaggio west delle Bad Lands…e poi Sturgis, minuscola cittadina resa grande da questo enorme afflusso di moto, un marasma in cui si possono ammirare moto di tutte le forme, aerografie pazzesche, custom che farebbero impallidire e ammattire le nostre motorizzazioni civili e donne seminude, alcune da lasciarci gli occhi altre un po’ meno…ma come sempre è l’atmosfera che conta, è lo spirito del biker che alberga in te e noi c’eravamo!

Le moto e soprattutto il monovolume sono sempre più stipati di bagagli, abbiamo assistito a misteriose trasformazioni di trolley che in poche ore “ingrassavano” enormemente, merito anche di alcuni acquisti di abbigliamento western e di accessori Gw …come le cavallette razziano i raccolti anche noi razziavamo i negozi alla ricerca di ciò che qui è normale trovare perché spesso viene considerato abbigliamento da lavoro ma in Italia sarebbe stato impossibile da reperire o inavvicinabile per la lievitazione dei prezzi.

Ancora una boccata di Wild Wild West : a Cody non si può rinunciare alla visita al Buffalo Bill Museum e alle numerose attrattive che questa cittadina offre fra cui il Rodeo che andiamo a vedere in serata e una ricostruzione perfetta di un antico villaggio del 1800.

Il tempo scorre anche troppo velocemente, si riparte attraverso il Wyoming, dopo questo bagno di folla, per raggiungere un’altra meta simbolo della fantasia di tutti noi specialmente di quando eravamo piccoli: Yellowstone park!

L’orso Yoghy, Bubu, il Ranger Smith…. personaggi di fantasia che ti aspetti di veder spuntare da un cespuglio, una fantasia che si trasforma in realtà non appena incontri un Ranger, quando ti trovi faccia a faccia con un enorme bufalo che passeggia ad un metro da te mentre tu, prudentemente, spegni il motore per non irritarlo.

Per visitare questo enorme parco occorre una giornata intera, Maurizio e Nunzia suggeriscono con ragione di non viaggiare in gruppo ma di prenderci i nostri tempi anche singolarmente perché abbiamo di fronte almeno 250km da percorrere e lo spettacolo, veramente imponente, ti ripaga di ogni metro percorso: L’old Faithfull, un geyser spettacolare che ogni due ore si concede al numeroso pubblico, il Mammoth, un insieme di terrazze calcaree formate dall’acqua che sale dal sottosuolo, Tower falls e poi immense foreste che si stendono a perdita d’occhio….credetemi, poche righe non bastano a descrivere tutto questo.

Il tormentone ricomincia: ANDIAMOOOO….e la carovana riprende la marcia attraverso il Montana per arrivare ad un altro parco, il Waterton National Park dove attraverso il Logan Pass sfioriamo il Canada e nel contempo raggiungiamo il punto più alto del nostro viaggio.

Ho già accennato alla grande umanità che contraddistingue il popolo americano e sicuramente avrei potuto tediarvi con tutte le dimostrazioni di stima, con le centinaia di “welcome in the U.S.” che ci hanno accompagnato durante il viaggio ma a questo punto del viaggio tocchiamo con mano l’ospitalità di cui siamo oggetto: raggiungiamo Spokane nello stato di Washington e “Rassirio” scopre di avere la fioriera dissaldata…si mette in caccia di una possibile riparazione e dopo due o tre tentativi incontra John che lo invita a tornare l’indomani, Massimo gli spiega del nostro viaggio e sorprendentemente viene invitato ad attendere la chiusura del negozio: John lo accompagna a casa sua, lo presenta alla moglie, gli offre da bere e gli salda la fioriera rifiutando qualsiasi tentativo di pagamento se non sotto forma di un Gilet GWCI che “Rassirio” gli offre in segno di amicizia.

ANDIAMOOOO…..ci aspetta Seattle con il suo Acquario dove “Zia Rita” tenta un gemellaggio con l’Acquario di Genova, il Pike Place Market e lo Space Needle, un incredibile ristorante che ruota su se stesso a 160 metri d’altezza, dove è necessaria la prenotazione con mesi d’anticipo ed ha un “Check In” stile aeroportuale ma che, offrendo ai commensali uno spettacolo indimenticabile, ripaga di tutti gli sforzi fatti per ottenere un tavolo nonchè del conto finale….

Si comincia a scendere verso sud attraversando L’Oregon e costeggiando l’Oceano Pacifico (che di pacifico ha solo il nome), in serata Cristina scopre di aver perso il passaporto.. dopo mille ricerche e la denuncia di rito dallo sceriffo, lei e Francesco decidono di dirigersi direttamente a San Francisco per ottenere, attraverso il consolato italiano, il foglio di via senza il quale non sarebbe possibile rientrare in Italia specialmente dopo l’irrigidimento delle procedure aeroportuali messe in atto dopo gli arresti ferragostani di presunti terroristi in Inghilterra.

Si riparte, direzione sud, e Maurizio ci propone un fuori programma: la visita al Crater Lake, un lago profondo 592 metri formatosi nella conca di un vulcano spento e con un acqua di un blu intensissimo.

Dopo aver visitato il lago torniamo sulla costa entrando in California, sulla nostra strada appaiono maestosi alberi altissimi e tanto diritti da oscurare il sole: è il Redwood National Park che ancora una volta ci fa sentire piccoli mentre giriamo a piedi volgendo lo sguardo verso l’alto.

La fortuna ci assiste: in serata, all’ arrivo a San Francisco, riusciamo a fare le foto dall’alto con il Golden Gate sullo sfondo senza la nebbia che avvolge in più di un occasione questa parte della città e poi ci scateniamo in un paio di discese mozzafiato che trovano il culmine in Lombard Street, più che una via un toboga impressionante da fare in velocità.

San Francisco è una delle città più a misura d’uomo che ricordo, una città che mi ha colpito molto sia per l’alto numero di oriundi italiani sia per l’allegria e la voglia di vivere che hanno fatto da contorno mitigando in parte la spiacevole sensazione che la vacanza era ormai finita.

Il Pier 39, mitico angolo commerciale, ci ha visto felici come bimbi con la marea di negozi tutti da visitare, con i ristoranti e i fast food che invece del classico Hamburger offrono pesce in tutte le salse con una varietà incredibile.

Quanti ricordi, quante sensazioni che porterò sempre nel cuore, sensazioni che spero di avervi in qualche modo trasmesso pur sapendo che non basterebbero due Gold Rider per raccontare quanto abbiamo vissuto giorno dopo giorno in questa che Emilio “lo Svizzero” e Tina hanno definito come “la più bella vacanza della loro vita”.

Chiudo questo mio racconto con un saluto doveroso ai miei compagni d’avventura : “Zia” Rita, Massimo “Rassirio” e Sabrina “Amò”, Davide e Valeria “la bella Belinda”sempre sorridenti, Francesco e Cristina, Carlo e Grazia, Lino e Gabriella, Emilio e Tina, Max e Samy, il mio “Ratin”Mariarosa e in modo particolare Maurizio e Nunzia senza i quali non avremmo certamente potuto gustare a fondo questi giorni meravigliosi perché hanno messo a nostra disposizione l’esperienza accumulata precedentemente supportandoci in ogni occasione.

Con un abbraccio

Sandrone