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Nazionale 2019

Valpolicella!

Chapter IT C

Programma Provvisorio

Modulo D'iscrizione

 

Pregasi di inviare copia dell'iscrizione e dei bonifici ai seguenti indirizzi:
Emanuele Dal Dosso: e.daldosso@gmail.com
Alessandro Faita: alessandrofaita@yahoo.it

 

Primo giorno

L'appuntamento era per venerdì 30 maggio alle 6.00 del mattino all'area di sevizio Lario est della MI-CO. Una programmazione difficile per questa ottava volta al TT. Prima la Steam Packet che mi avvisa a settembre che erano aperte le prenotazioni per l'epoca del TT. Non vi prestai attenzione perché normalmente l'apertura delle prenotazioni era a gennaio/febbraio, però a ottobre quando, sentiti i compagni di avventura e fissate in linea di massima le date, contattai Anya della Steam Packet per acquistare i biglietti, ebbi la prima brutta sorpresa: dovevo necessariamente prenotare ed acquistare i biglietti on line, lei non poteva più farmi questo servizio. Seconda brutta sorpresa, non c'era neppure un posto su quelli che avevamo prescelto e .... come se non bastasse, non c'era posto per tutti e sei neppure su quelli in orari scomodi dei giorni prescelti. Alla fine trovammo posto in quattro su quello veloce in partenza da Liverpool alle 6.00 del mattino di domenica 1 giugno e per gli altri due su quello lento delle 2.00 del giorno dopo. Altra brutta notizia l'abbiamo avuta da Steve e Kath, la coppia che nelle ultime edizioni ci ospitava a casa loro: Steve perso il lavoro si trasferiva in Inghilterra nella District Lake e metteva in vendita la casa, quindi bisognava cercare alloggio attraverso i canali tradizionali. Il sito ufficiale del TT per le accomodation non offriva nulla più di campeggi e ed improvvisati ostelli. Poi, il colpo di fortuna, su di un forum che trattava del TT qualcuno mette in offerta un self catering con tre stanze a 200 metri da Bray Hill ..... non sento neppure gli altri, contatto l'agenzia e mando subito l'acconto. Anche per questa edizione avremo un tetto sulla testa. Tutte queste incertezze hanno contribuito un po' a logorare i due "nuovi" Manlio e Davide, non abituati a dover programmare così in anticipo. Comunque il giorno della partenza è arrivato, Io e Lory arriviamo in anticipo all'appuntamento e troviamo lì Manlio che già ci aspetta. Puntuali poco dopo arrivano anche gli altri. Cappuccio, brioche, pieno e ..... via! Traffico fluido, ma purtroppo, soprattutto nel primo tratto svizzero, limiti di velocità assurdi, probabilmente ad "uso e consumo" dei frontalieri italiani. Come da accordi, imperativo il rispetto dei limiti, per la serie "non facciamoci rovinare la vacanza" anche perché qualcuno del gruppo ha già dato e ..... abbastanza pesantemente. Viaggio tranquillo accompagnato solo da qualche scroscio d'acque, ma in complesso, una delle "salite al TT" più asciutte. La meta del primo giorno e Laon, la città coronata, antica capitale, centro della Picardia e posizionata in una zona con una buona produzione di birra. Hotel (St. Vincent prenotato per tempo), doccia e poi alla ricerca di un buon ristorante.Nulla di eccezionale quello che abbiamo trovato, ma in compenso ...... che birra! Durante la cena, ricordi ed aneddoti delle precedenti edizioni ad uso e consumo dei due nuovi ..... o forse no, forse fa più piacere a noi ricordare piuttosto che a loro sentire i racconti ...... e comunque mi chiedo .......questi racconti che sono il condensato emotivo di 7 edizioni e che non hanno garanzie di reiterazione..... ecco .... quali aspettative possano generare in chi non c'è mai stato? Bahhh .... domanda senza risposta. Dopo cena, due passi per l'isola pedonale, foto di rito davanti alla cattedrale e poi in hotel.

Secondo giorno-

La mattina sveglia con comodo (abbiamo molto tempo prima del traghetto a Liverpool), colazione in hotel, pieno di benzina e di nuovo in autostrada. Calais è a un paio di centinaia di Km e lo raggiungiamo in un attimo. Non serve il navigatore, già molto prima le indicazioni del tunnel ci guidano senza possibilità di errore. La scelta del tunnel rispetto al ferry (più economico) è stata dettata da precedenti esperienze negative con quest'ultimo. Nel 2007, in occasione del centenario del TT, al ferry ci fecero attendere per delle ore (noi ed altre moto), vedemmo partire ben tre traghetti sui quali non imbarcarono alcuna moto, prima di farci salire a bordo ..... mai più! Comunque al tunnel, con soli 20 minuti tra attesa ed imbarco e 20 minuti di tragitto ci siamo ritrovati a Folkstone in Inghilterra. Scesi dalla navetta del tunnel, via verso nord, sempre con strada asciutta e scarso traffico (un paio di Km di coda su tutto quel percorso ci stanno e non pesano più di tanto). Un po' di apprensione sull'orbitale di Londra, quando manchiamo un service ed il successivo viene segnalato a più di 36 miglia. La moto di Davide non brilla per autonomia, ma, pur in riserva sparata, arriviamo al distributore. Dell'arrivo all'imbarco di Liverpool non dobbiamo ringraziare il navigatore perchè la viabilità è tutta cambiata. Fortunatamente incrociamo un gruppo di biker inglesi che ci guidano sino a destino. Per prima cosa cerchiamo di verificare la possibilità di imbarcare Manlio e Davide sul nostro stesso traghetto. La cosa non si preannuncia facile, perchè i traghetti veloci sono molto più piccoli ed hanno disponibilità limitate. L'arrivo in anticipo al porto è stato programmato proprio in funzione di un accesso prioritario alla waiting list. Infatti arriviamo prima della partenza del traghetto precedente. Qui incontriamo, tra gli altri, anche due italiani arrivati senza alcuna prenotazione. Uno dei due cerca anche, attraverso un'apertura casuale del fettucciato che delimita l'accesso al ferry, di ..... imbarcarsi. Viene naturalmente respinto e viene ripristinato il fettucciato .... qualcuno dirà .... i soliti italiani. Ad un certo punto ........ una speranza, un gruppo numeroso di bikers portoghesi cerca di vendere tre biglietti di loro amici che all'ultimo hanno dovuto rinunciare. Di comperare di nuovo i biglietti a prezzo pieno non se ne parla, ma se sono disposti a fare uno scambio di biglietti, pur remunerato ..... perchè no? Ma loro non ci pensano neppure davanti ad una offerta di 200 sterline. Va be', Manlio e Davide sono in waiting list al 3° posto, speriamo bene. Le ore di attesa passano lente, la fame comincia a farsi sentire, lasciamo il porto in cerca di un pub dove mettere qualcosa sotto i denti. ..... e qui scopriamo che, per le abitudini del posto, .... siamo in tremendo ritardo. Nei pub a quest'ora si beve e non si mangia più. Risolviamo facendo la spesa in un supermercatino di quelli sempre aperti e mangiando sulle panchine. La gente ci guarda stupita, sorride e commenta. Cosa .... non è dato sapere. Mentre consumiamo la nostra parca cena notiamo un movimento di donne, spesso in gruppo, con abiti che definire stravaganti sarebbe riduttivo. Questo sarà un fatto che si ripeterà per tutta la serata, gruppi di donne vocianti, euforiche, forse un po' bevute. Qualcosa che in Italia avviene normalmente una sola volta l'anno: la sera del 8 marzo, festa della donna. Dopo aver mangiato torniamo in pub che avevamo adocchiato prima dove un gentilissimo buttafuori voleva farci entrare a tutti costi. Un tipo strano eccitatissimo, loquace in maniera quasi sospetta. Non entriamo nel pub, che è strapieno, anzi di più, ma ci accomodiamo ai tavolini posti sul marciapiede dove ci facciamo una birra cercando di far passare il tempo. Finite le birre torniamo all'imbarco per vedere se ci sono novità sulla posizione di Manlio e Davide. Naturalmente la risposta non cambia: bisogna aspettare le 5.00, ora in cui verrà chiuso l'imbarco. Cerchiamo di far passare il tempo in quello che è diventato un improvvisato bivacco, chi dorme sulla moto, chi su di una panchina, chi per terra .... e ci sono i portoghesi che cantano le loro nenie e rompono i co....i.

Terzo giorno

Alle 4.00 iniziano le operazioni di imbarco. Lory, io, Gas (Maurizio) e President (Stefano) accediamo al pontile e perdiamo contatto con Manlio e Davide. Alla fine le nostre speranze non vengono deluse, alla chiusura dell'imbarco i portoghesi non sono riusciti a vendere i biglietti e Manlio e Davide salgono sul nostro traghetto. Non riesco a comprendere la mossa dei portoghesi che, a imbarco chiuso, si fanno avanti per accettare la nostra proposta di 100 sterline ...... ma ormai i loro biglietti erano carta straccia. Sprovveduti o furbi da due soldi? Bhooo....? Comunque la bella notizia è che siamo tutti sullo stesso traghetto. Due ore di navigazione ed alle 8.45 sbarchiamo a Douglas. E' il 1 giugno, domenica, il Mad Sunday, ci sono già moto che stanno percorrendo il circuito, è "IL GIORNO" per il popolo del TT. I poliziotti chiudono un occhio (ed anche di più). Ormai, nelle tristi statistiche il Mad Sunday ha perso il suo lugubre primato. Primato che ormai, da anni, è andato ai giorni delle gare e precisamente ai momenti che immediatamente seguono le gare. Per questo motivo, da qualche anno, il circuito non viene aperto subito al pubblico dopo le gare, ma occorre attendere un certo tempo (anche più di un'ora durante la quale vengono effettuati alcuni turni di prove libere). Comunque il Mad Sunday mantiene inalterato il suo fascino e nell'immaginario del popolo del TT rappresenta in assoluto il giorno della trasgressione. La prima tappa è dal padrone di casa che gestisce anche una Guesthouse. Ci sta aspettando per consegnarci le chiavi e sua moglie gentilmente si offre di accompagnarci. Arriviamo alla casa e scopriamo che è al di sopra delle nostre aspettative, bella, pulita, confortevole, con due bagni e parcheggio riservato per le moto. Le stanze non sono ancora pronte ed allora scarichiamo i bagagli e ..... decidiamo di fare il giro del circuito. Prima però una bella colazione inglese si impone, .... sono due giorni che mangiamo in qualche maniera per strada. Quindi si va E' o non è il mad sunday? Siamo a meno di 100 metri dalla discesa di Bray Hill, quindi ci immettiamo subito nel circuito, ovviamente in senso orario, e ci accorgiamo subito che ..... non siamo in molti. Forse complice l'orario, la temperatura più sul freddo che sul caldo, ma decisamente i motociclisti che stanno percorrendo il circuito sono pochi. Meglio così. Cerchiamo di mantenere un'andatura allegra per evitare di essere di intralcio a chi invece sta girando come se fosse in gara. Non è una gentilezza nei loro confronti, ma una misura di sicurezza nei nostri. Lungo il mountain i giovani ci lasciano e si lanciano alla ricerca di emozioni forti. Devono stare attenti perché l'unico che conosce un po' il circuito è Gas. Comunque arriviamo tutti sani e salvi alla zona dell'arrivo dove ci sono i paddock e tutta una serie di bancarelle che offrono ogni genere di merchandising legato al mondo del TT. Entrambi offrono spunti di interesse. I primi perchè mostrano un mondo dove vivono il TT non solo i "marziani" ma anche gente che per mezzi e disponibilità è più vicina a noi. Persone comuni che vivono la loro passione per il TT in tenda, la stessa tenda che ospita il mezzo con cui corrono e che funge da officina. Non è raro vederli con la moto od il sidecar smontato con tutti pezzi sul terreno mentre cercano di spremere dal motore qualche cavallo in più o eseguono manutenzione e regolazioni o, più semplicemente, controllano che tutto sia a posto. Presso le bancarelle invece abbiamo effettuato qualche acquisto per noi e per gli amici che non hanno potuto essere con noi. Prima di uscire per cena, tutti alla Tesco a fare spesa per la colazione di domattina ed i panini di domani a mezzogiorno. Per la cena ..... ricordavo un ristorante italiano nell'isola pedonale di Douglas dove avevano un buon fornitore di carni. Purtroppo non accettano prenotazioni e quindi dopo un discreta attesa ci siamo seduti a tavola. Delusione .... la gestione è cambiata e .... non in meglio. Domani sera andremo al Creek Inn di Peel, almeno la birra sarà certamente migliore. Ormai si è fatto tardi e siamo un po' stanchi per cui ci ritiriamo per fare nanna.

Quarto giorno

Sveglia presto, mi metto ai fornelli mentre Lory apparecchia e presto per la cucina si diffonde un profumo di bacon che con le eggs sunny side up costituiscono un buon approccio alle abitudini alimentari del posto. Certo c'è chi preferisce corn flakes con il latte, ma non siamo tutti uguali. Dopo colazione c'è il lungo trasferimento nella posizione prescelta per guardare le gare di oggi .... ben 200 metri per raggiungere il luogo prescelto in fondo alla discesa di Bray Hill. Abbiamo l'accortezza di portare le moto all'esterno del circuito per non restare relegati all'interno in caso di chiusura prolungata del circuito. Veramente esiste un passaggio dalle parti di Quarter Bridge che consente di "scavalcare" il circuito, è una stradina strettissime e poco conosciuta che passa "sotto" il circuito, ma non ricordo come fare per andare a prenderla, quindi dobbiamo stare verso l'esterno, anche perché ad una certa ora vorremmo andare a Peel per prenotare i lobsters per cena. Quando arriviamo in quel minuscolo triangolo di terra dove è possibile vedere le moto quando arrivano in fondo alla discesa .... c'è già gente accampata e le posizioni migliori sono state già occupate. Eppure è prestissimo. Va be', io mi posiziono in piedi su di un muretto che consente una buona vista del circuito ed inizia l'attesa. Attesa che si protrae sin dopo le 12.00. Panini (al salmone crudo ..... eccellente) e birra e poi ..... un buon caffè all'italiana. Sì, perché ci siamo portati appresso fornello moka e caffè. L'occasione è buona per conoscere due italiani di Trento che sono già da qualche giorno sull'isola. Parlando con loro apprendo che Murray titolare del museo del TT che era sito allo Snaeffel ha riaperto, con parte dei suoi pezzi incredibili che sono la storia del TT, in un capannone dalle parti di Santon. All'una finalmente danno il via alla gara, l'attesa è stata lunga e snervante, non mi era mai capitato un ritardo di tre ore nella partenza, soprattutto considerando che .... non piove. Finalmente parte la gara. Sono le 600 superstock. Non raggiungono le velocità delle 1000, ma danno comunque un brivido quando arrivano in fondo alla discesa, sfiorano il bordo del marciapiede destro all’incrocio con la Tromode Road e poi, spesso scomponendosi per la compressione, risalgono sulla Quarter Bridge Road. Le moto sfrecciano una dietro l’altra (siamo vicini alla partenza ed il via viene dato ad una moto ogni 10 secondi). Già al secondo passaggio, l’ordine di transito è cambiato e, soprattutto nelle prime posizioni la gara è molto combattuta. I giri si susseguono ed al termine dell’ultimo giro la radio del TT (onnipresente sul circuito) informa che le gare per oggi sono finite. Apprenderemo in seguito che c’è stato un incidente mortale. A questo punto decidiamo di andare a Peel per prenotare la cena, passando per Santon per visitare il museo di Murray. Il museo è stata un po’ una delusione, effettivamente quanto si vociferava, quando fu chiusa la precedente location allo Snaeffel, ovvero che Murray aveva venduto a collezionisti privati, ha un fondamento di verità. I pezzi esposti, pur interessanti ed affascinanti, non sono neppure l’ombra di quanto era esposto nella precedente sede. Peter, è comunque un ospite fantastico. Quando gli dico che al nostro motoclub è ancora esposto il suo certificato del mio primo lap del 1994, ci offre caffè, ci regala adesivi, portachiavi, vuole fare una foto con noi e ci prega di fargliela avere per esporla tra i suoi trofei. Al termine della visita si va a Peel, dove ci attende il Creek Inn, una certezza in quanto a accoglienza, qualità della birra e del cibo. Purtroppo niente lobsters, ci accontentiamo di un piatto di queenies annaffiato da ottima birra locale. Dopo cena insistiamo con la titolare che si convince, chiama i pescatori e ….. domani sera avremo i lobsters. Poi, per digerire, un’occhiata al vicino stabilimento di affumicatura delle aringhe, due passi sul lungomare con l’immagine del castello diroccato dietro il quale sta scendendo il sole e poi verso casa facendo però il giro del circuito. All’inizio del mountain i giovani decidono di dare un po’ il gas e se ne vanno. Arriviamo a casa comunque prima noi perchè loro si sono fermati allo Snaeffel per scattare qualche foto alla statua in bronzo di Joe Dunlop.

Quinto giorno.

Oggi avrebbe dovuto essere giornata senza gare, ma la chiusura di ieri dovuta ad un incidente mortale ha fatto slittare ad oggi le altre due gare che erano in programma. Il punto prescelto per oggi è in fondo al rettilineo di Sulby. La partenza è prevista per le 11.00, ciò significa che il circuito verrà chiuso alle 10.30. Andiamo prima alla solita Tesco a fare la spesa per il pranzo e qui .... discussione sulla marca di Whiskey. Io sono per il Lagavulin ed alla fine la spunto io. Manlio e Stefano apprezzeranno la scelta Gas e Davide un po' meno (non amano i torbati), ma l'importante è avere qualcosa da bere migliore di quella nefandezza che chiamano "Manx Whiskey. Per raggiungere il posto prescelto decido di portare i miei compagni di avventura attraverso impervie e poco battute stradine dell'interno. Un susseguirsi di saliscendi e curve, con un manto stradale privo di buche ma molto sconnesso. Costeggiamo piccoli corsi d'acqua e passiamo da spazi aperti e quasi privi di vegetazione a boschi così fitti che, complice la strada stretta, sembra di trovarsi in un tunnel dalle pareti e dal soffitto verde scuro. Dopo essere saliti in quota scendiamo verso la costa all'altezza di Kirk Michael. Ci immettiamo nel circuito e, poco prima della chiusura dello stesso, ci posizioniamo sul bordo del circuito proprio a metà della frenata prima della curva di Sulby. Appena arrivati sul posto .... caffè e poi la lunga attesa per la gara che, manco a dirlo, parte in ritardo nonostante la mitica giornata di sole. Comincio ad avere un sospetto .... che questo continuo procrastinare delle gare abbia un'altra spiegazione: tenere chiuso il più possibile il circuito. Oggi è la volta delle 1000. La sensazione di vederle sfrecciare ad un metro di distanza è indescrivibile, credo che situazioni simili non esistano in nessun altra gara motociclistica. Ad un certo punto della gara viene esposta black flag con il numero 4. La radio del TT dice che un pilota è sotto investigazione per un grave incidente sul mountain. La gara ha termine e anche per oggi non si proseguirà con l'altra gara in programma. A questo punto, visto che anche oggi abbiamo avuto l'accortezza di posizionarci con le moto all'esterno del circuito, possiamo trasferirci per andare a visitare Isabelle, la grande ruota di Laxey. Questa opera utilizzava l'acqua di un fiumiciattolo per far girare una gigantesca ruota che azionava le pompe per estrarre l'acqua dalle miniere sottostanti. Lasciamo la visita del sito a Manlio e Davide che non l'hanno mai vista. Riprendiamo la srtada ed all'altezza di Douglas ci reimmettiamo sul circuito che nel frattempo è stato riaperto. La meta, manco a dirlo, è Peel. Due passi nel centro per fare un po' di shopping, ma anche qui ..... quei negozietti dove in passato trovavo cosine interessanti .... non ci sono più e poi al Creek Inn, dove ci aspettano i nostri lobster su di un letto di gamberi il tutto ..... rigorosamente freddo ed innaffiato da pinte della birra locale. Dopo aver fatto due passi sul lungo mare ci dirigiamo verso casa ma .... un cartello lungo la strada cattura la nostra attenzione: "stasera i Purple Elmets". Costoro sono una compagnia che da anni si esibisce, qui all'isola, su moto improbabili, a 10 posti, col pianoforte che viene suonato dal passeggero, ecc. Io li vidi già 20 anni fa alla mia prima salita sull'isola. Dopo una mezz'oretta di esilaranti e irriverenti esibizioni decidiamo che è ora di andare a nanna e torniamo a casa.

Sesto giorno

Oggi c'è in programma l'ultima gara di quelle rimandate dal lunedì (le zero: moto elettriche) e le gare dei sidecar. La postazione prescelta è la collina prospiciente lo Snaeffel. Arriviamo sul posto per tempo prima della chiusura del circuito, ci sistemiamo sull'erba del pendio avendo cura di stendere dei teli impermeabili (le mitiche mantelle verdi del MAS) perché il substrato ricco di torba è come una spugna imbevuta d'acqua .... ti sembra asciutta, ti ci siedi e ... ti scopri zuppo fradicio. Anche oggi l'inizio delle gare tarda e .... non di minuti. Ormai ne ho la certezza: è un pretesto per tenere chiuso il circuito. Il resoconto poi a fine TT, che credo per la prima volta nella sua storia non ha visto morti tra i "turisti", darà ragione agli organizzatori, anche se ..... non è più il TT di una volta. Ad un certo punto si alza un vento teso che, a tratti, porta nuvole sulla vetta dello Snaeffel, in certi momenti la visibilità si riduce ad un centinaio di metri. Il vento è freddo ed i ragazzi apprezzano il consiglio dato prima della partenza di portarsi appresso una berretta di lana che copra le orecchie. Finalmente le condizioni si stabilizzano e la gara ha inizio (nel primo pomeriggio). Incredibile vedere queste moto che sfrecciano silenziosamente (sì, sfrecciano , perché .... la vincitrice ha percorso il circuito a 200 Km/h di media!) ...... sembrano irreali. Però, anche qui .... se questo è il futuro delle moto .... devo dire che perderanno gran parte del loro fascino. Finita la gara, attraverso la strada interna che porta direttamente a Sulby raggiungiamo il circuito per cercare una buona posizione dove assistere alle gare dei sidecars. Seguiamo il circuito in senso opposto e ci fermiamo ad una chiesa con un prato prospiciente il circuito che affitta sedie per la modica cifra di una sterlina al giorno. In canonica servono anche fette di torta, the, caffè, ecc. Ci serviamo e consuniamo questa imprevista e gustosa merenda sulle panche della navata della chiesa, proprio di fronte all'altare ..... evidentemente loro non hanno l'otto per mille e si devono arrangiare così. Dopo un po' di attesa la radio del TT ci informa che per oggi le gare sono finite e la gara dei sidecars è rimandata a domani. Ci dirigiamo a Peel per andare a mangiare allo "Hyghway Man", altro posto ricco di ricordi per noi "vecchi dell'isola". Serata allegra e poi .... ritorno a Douglas per un buon whiskey e poi a nanna.

Settimo giorno

Oggi le gare iniziano tardi, allora decidiamo di dedicare la mattinata alla visita delle città del sud: Casteltown, Port Erin e Port S.t Mary. La sfilata di case bianche in stile Vittoriano prospicienti la costa sono uno spettacolo che contraddistingue le ultime due, mentre la struttura di roccaforte è la caratteristica della prima. Dopo Port Saint Mary ci dirigiamo verso il circuito che è già chiuso, dobbiamo quindi accontentarci del punto in cui la strada che arriva dalla costa intercetta il circuito. Non è un granché, per cui cerchiamo di infilarci nei prati adiacenti ma veniamo allontanati perchè considerate zone pericolose. A metà gara succede qualcosa, perché, cosa mai vista, c'è un Marshal con la moto inserito tra i sidecars, questo si ferma a parlottare con i marshall a bordo pista, consegna loro un sacchetto e poi riparte. Scopriamo poi che nel sacchetto ci sono caramelle perché "la" marshall si avvicina a noi e ce ne offre. Bohhhh !? Dopo la gara dei sidecars ci sono le prove libere delle 1000. Aspettiamo pazientemente che finiscano e venga riaperto il circuito per fare un ultimo giro. Ci immettiamo nel fiume di bikers che come un lungo serpente si snoda lungo il circuito. Arriviamo a Ramsey, attraversiamo la cittadina ed appena la strada si inerpica verso il mountain ...... strada chiusa. Stanno apprestando tutte le segnalazioni e le delimitazioni che fanno diventare il tratto mountain del circuito (e assicurano che lo diventi) una strada a senso unico. Davanti allo sbarramento predisposto dalla polizia già stazionano in attesa un centinaio di motociclisti frementi. Alcuni parlottano tra di loro, altri controllano il mezzo, ma in una calma apparente è tangibile l’eccitazione, la tensione dell’attesa. Noi attendiamo con calma e con il proposito di non partire subito appena aprono la strada …. Non vogliamo trovarci in mezzo a questi piloti in bagarre. Mentre attendiamo vicino a noi c’è un ragazzo inglese alto, allampanato a fianco delle sua Ducati. Non riesce a stare fermo, continua a piegarsi sulle ginocchia, protendere le braccia in avanti nella posizione di guida. Ha lo sguardo allucinato, non pare vedere nulla di ciò che lo circonda, come se mentalmente stesse già guardando alle curve del mountain. Mentre lo osservo mi interrogo e la mia memoria va a quel giorno di 20 anni fa in cui io, per la prima volta, con una moto da sparo mi accingevo a percorrere il mountain. Ricordo ancora oggi l’emozione che mi faceva ballare le ginocchia. Un turbinio di emozioni, timore, eccitazione condite da incoscienza e voglia di prevalere. Quanto tempo è passato, quante cose successe, quante volte sono stato graziato dalla sorte. Non mi vergogno per come ero, ….. ero io, … sono io. E’ però quel modo di essere che se lo dovessi associare a mio figlio … mi farebbe star male. Mentre sono preso tra questi pensieri e ricordi la polizia toglie il posto di blocco ed i motociclisti si avventano su per la strada. Noi aspettiamo. Anche l’inglese con il Ducati aspetta, evidentemente vuole avere strada libera davanti a se, come immaginavo si vuole confrontare con se stesso, non con gli altri. Alla fine partiamo anche noi. Non troviamo molto traffico, quasi tutti quelli che sono partiti prima di noi vanno con un altro passo. Quando arriviamo allo Snaeffel ci fermiamo per la foto di rito davanti alla statua di Joe Dunlop E’ questa una delle poche occasioni in cui non occorre fare la fila per scattare una foto senza avere gente intorno, perché tutti stanno pensando solo a percorrere il circuito. Concludiamo il percorso e ci rechiamo a Douglas dove ceniamo nel ristorante in cui abbiamo fatto colazione il primo giorno. Dopo cena facciamo due passi e poi torniamo a casa …. Domattina sveglia presto; inizia il rientro.

Ottavo giorno.

Appena svegli carichiamo le moto e, dopo aver lasciato le chiavi di casa sul tavolo della sala (come da accordi con i proprietari) ci dirigiamo all’imbarco. Anche per il ritorno non eravamo riusciti a prenotare tutti sul medesimo traghetto e quindi Davide e Manlio chiedono all’ufficio della Steam Packet di essere messi in waiting list per il nostro traghetto. Purtroppo, stavolta, non abbiamo la fortuna che avemmo all’andata: Manlio e Davide partiranno due ore dopo ed arriveranno ad Heysham oltre tre ore dopo di noi (il nostro è un traghetto veloce abbastanza recente …. il loro …. una bagnarola che risale all’immediato dopoguerra). Sbarcati ad Heysham ci accampiamo nel pub appena fuori dal porto sino all’arrivo di degli altri due. Appena ricongiunto il gruppo ci avviamo sulla strada del ritorno, strada che non percorreremo tutti insieme perché, dopo un centinaio di Km, io e Lory si separiamo dagli altri per andare a Pembroke a prendere il traghetto per l’Irlanda, ma questo, …… questo è un altro viaggio che sarà oggetto di un altro racconto.

Sino qui tutto bene …. grazie anche ai fantastici compagni di viaggio (alcuni già collaudati, altri nuovi); grazie a chi ha messo in grado le nostre cavalcature di affrontare con successo il viaggio, in particolare ad Antonio che ha fatto il miracolo sulla Mana di Manlio che, per kilometraggio, era già andata oltre le più ottimistiche previsioni della stessa casa costruttrice; grazie anche a tutti coloro che pazientemente si sono letti tutto questo sproloquio.

Antonio Bellato (Oldbiker)