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Nazionale 2019

Valpolicella!

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Pregasi di inviare copia dell'iscrizione e dei bonifici ai seguenti indirizzi:
Emanuele Dal Dosso: e.daldosso@gmail.com
Alessandro Faita: alessandrofaita@yahoo.it

 

Kristall Rally:  un’avventura in Goldwing

L’idea era nata qualche mese fa, quasi come una boutade: ho sentito che ne parlavano Riccardino ed il Guru. Subito i “soliti” hanno dato la propria adesione ed abbiamo iniziato a documentarci per capire cosa occorresse fare per centrare l’obiettivo: arrivare con le GW al sito del mitico Kristall Rally. Gomme,catene, percorso migliore, chiodi, abbigliamento termico, esperienze di altri …. sono stati solo alcuni degli argomenti sui quali ci siamo dati tutti da fare per “capire”. Le scelte, operate di comune accordo, prevedevano l’utilizzo di gomme M+S (una enduro all’anteriore ed una automobilistica al posteriore) da chiodarsi all’occorrenza. Questa è stata una scelta decisamente vincente, quella che ci ha permesso di raggiungere il nostro obiettivo in sicurezza. Per quanto riguarda il percorso, abbiamo prenotato il traghetto Kiel – Oslo per l’andata (ottima scelta) ed abbiamo pensato di decidere poi al ritorno se prendere il traghetto Oslo- Frederikshavn o Goteborg-Kiel, senza prenotare (pessima scelta che ci ha obbligato a lasciare il sito del Kristall con un giorno di anticipo). Diversamente si è mosso il “Franz” che, partendo il giorno dopo, ha prenotato il traghetto Kiel-Goteborg-Kiel (ottima scelta). Martedì 11 febbraio di mattina si parte. L’appuntamento per tutti e sei è al valico di Chiasso per le 7.00. Riccardino, Luigi ed io ci troviamo prima, alle 6.15, al distributore davanti al “Gigante” di Castano ed in un nebbione denso ci dirigiamo verso Chiasso, dove troviamo ad attenderci Tonino e Texcarlo. Poco dopo ci raggiunge il Guru e si parte. La prima sosta è all’area di sevizio prima del tunnel del Gottardo, dove abbiamo un primo assaggio di neve: l’autostrada era pulita, ma lo svincolo ed il piazzale dell’area di servizio non erano stati puliti e si presentavano coperti di neve pressata con alche qualche crostone di ghiaccio. Fatto rifornimento ripartiamo chiedendoci, con qualche apprensione, cosa potesse riservarci l’uscita dal tunnel. Il versante nord ci accoglie con qualche fiocco di neve, ma con il manto stradale decisamente pulito ed anche il paesaggio risulta meno innevato del versante sud. Man mano che procediamo la neve a bordo strada svanisce e questo ci rincuora non poco (sarebbe stato un po’ troppo presto per dover fare i conti con la neve). Un pieno via l’altro arriviamo spediti sino a Soltau, poco prima di Amburgo. Usciamo dall’autostrada ed abbiamo subito una percezione di quanto l’allegra cittadina sia popolata da “lucciole”. Le prime le troviamo ai lati della strada a bordo di camper la cui cabina è illuminata (neanche a dirlo) di luce rossa. Poi, l’albergo che il navigatore ci segnala più vicino al centro città è risultato essere un …. Bordello. Allora usciamo dalla città e troviamo un bellissimo hotel, molto pulito dove veniamo accolti con gentilezza (cosa che per noi bikers non è poi così scontata). Prendiamo le camere, doccia e poi nel ristorante dell’albergo una succosa “rump steak” annaffiata da un’ottima birra. Mercoledì 12 febbraio, ci alziamo con calma e dopo colazione percorriamo con calma i 180 Km che ci separano dal porto di Kiel dove arriviamo per mezzogiorno. All’imbarco troviamo solo due altre moto: due BMW GS 1150 con sidecar con targa tedesca. Sembrano, come si dice, “messe giù da guerra”: serbatoi maggiorati da 32 litri, superaccessoriate touratech, taniche della benzina, taniche dell’olio, badili, tre navigatori GPS per moto, zeppi di adesivi del Kristall e di altri raduni “duri”. Inevitabile scambiare due chiacchere e veniamo così a sapere che sono dei veterani del Kristall. Dopo aver ascoltato un lungo elenco di partecipazione a raduni mi accorgo che montano già le gomme chiodate ed allora chiedo se hanno chiodato lì al porto, dato che in Germania è vietata la circolazione con chiodi su strade non innevate. Mi rispondono con un candore disarmante che …. hanno portato lì i sidecar su di un carrello e li hanno appena scaricati (!!!!). Arriva il momento dell’imbarco e, raggiunto il secondo ponte, il personale di bordo lascia a noi il compito di legare le nostre bambine. Prendiamo possesso delle cabine e dopo esserci cambiati ci incontriamo tutti al ponte 7, prenotiamo al ristorante self service per la cena e poi ….. visitiamo la nave. Sì, visitiamo la nave, perché il traghetto non ha quasi nulla da invidiare ad una nave da crociera, con diversi negozi, bar, ristoranti, piscine, sale giochi, discoteche, cinema, teatri, ecc. Il buffet, a cena, è ricchissimo e dominato dal re della Norvegia: il salmone. Dopo cena tutti a teatro a vedere uno spettacolo e poi a nanna perché domani sarà una lunga giornata. Giovedì 13 febbraio la nave sta entrando nel fiordo di Oslo e già, attraverso la neve che cade, vediamo le sponde imbiancate. Dopo colazione il rito della vestizione e ci accingiamo ad affrontare le strade norvegesi sotto una debole nevicata. Puntiamo verso nord sulla E6 che in Oslo è abbastanza pulita, ma uscendo dalla città e procedendo verso Lillehammer peggiora, sino a diventare completamente bianca. Procediamo con cautela, anche perché ogni tanto la moto sobbalza e non riusciamo a capire se la causa sono irregolarità/buche nell’asfalto o crostoni di ghiaccio coperti dalla neve. I momenti più critici li incontriamo quando veniamo sorpassati dai camion che vanno come matti e sollevano un’onda di neve fradicia che ci investe, sporca la visiera, si insinua perfino dentro il casco, riducendo per qualche attimo quasi a zero la visibilità. Giunti a Lillehammer sosta per una foto con le GW schierate sotto il cartello dei giochi olimpici invernali del ’94. Durante la sosta impostiamo il navigatore per il sito del raduno e riprendiamo la strada che, per fortuna migliora notevolmente. Ad un certo punto il navigatore ci indica di uscire dalla E6, ma inaspettatamente la strada che imbocchiamo non è la “27”, ma una strada secondaria che (scopriremo dopo) confluisce, dopo 4 Km, sulla “27”. E’ una strada completamente innevata ed In questi 4 Km il mio angelo custode ha avuto il suo bel da fare per tenermi in piedi. Arrivati alla confluenza con la “27” ci dobbiamo fermare perché c’è un autobus fermo sulla carreggiata. Ci dicono che più avanti c’è un incidente e l’autista dell’autobus si accinge a montare le catene. A questo punto ci mettiamo a chiodare le gomme. Mentre per l’anteriore l’operazione si mostra di una facilità e rapidità quasi inaspettata, per il posteriore la situazione è ben diversa. La difficoltà di accesso alla posteriore resa ancora più ardua, nel mio caso, dalla presenza della fioriera rende difficile il posizionamento dell’avvitatore con il chiodo inserito. Inoltre la gomma da neve ha il battistrada costellato di intagli che rende molto difficoltoso l’avvitamento dei chiodi che si inseriscono tra una lamella e l’altra anziché penetrare nel corpo della gomma. Il tutto si traduce in chiodi che entrano storti o penetrano troppo ed in complesso che non danno garanzia di un buon ancoraggio (l’indomani al momento di rimuoverli mi accorgerò di averne persi una ventina). Dopo le gomme tocca alla suola delle scarpe perché non serve a nulla avere un buon grip sulla gomma se, quando ti fermi, il piede che poggi a terra ti scivola. Chi prima, chi dopo, finiamo di chiodare e ci accorgiamo che è passata più di un’ora e che dobbiamo muoverci subito se vogliamo arrivare al sito prima che faccia buio. Appena imbocchiamo la “27” dobbiamo affrontare subito una discreta salita lungo la quale abbiamo però la possibilità di apprezzare la “tenuta” delle gomme chiodate. Procediamo abbastanza spediti ed in poco più di 20 minuti copriamo gli ultimi 19 Km che ci separano dal luogo ove si trova la meta per la quale abbiamo affrontato questo viaggio. All’arrivo due cose ci provocano un senso di orgoglio e compiacimento per la nostra impresa: i (pochi) mezzi presenti sono quasi tutti sidecar e qualche enduro leggera dotata di chiodi da speedway su ghiaccio e/o di sci laterali e , soprattutto lo sguardo ammirato ed incredulo dei presenti alla vista di questi 6 enormi pachidermi sprovvisti di sidecar e di sci. Ci fotografano e ci filmano quasi fossimo dei marziani. Incontriamo qualche difficoltà a sistemare le moto perché lo spazio disponibile non è molto e non riusciamo a metterle tutte vicine come avremmo voluto. Parcheggiate le moto ci accoglie una gentile signora che scopriremo poi essere la moglie del fondatore del Kristall Rally. Prendiamo possesso delle stanze e Riccardino ed io ci rilassiamo con una birra mentre sentiamo la tensione e l’eccitazione derivanti dalla salita scemare lentamente. Dopo cena (anche qui un buffet dove il salmone di ogni tipo regnava sovrano) la prima brutta notizia del viaggio: non riusciamo a prenotare il traghetto per il ritorno. Purtroppo senza il traghetto dobbiamo fare tutto il percorso via terra e, date le previsioni meteo, non abbiamo la certezza di poter arrivare a casa per domenica ed allora adagio adagio matura l’idea di anticipare di un giorno la partenza per il rientro. Nel frattempo le condizioni meteo peggiorano, la temperatura si abbassa, nevica e un forte vento trascina, come fosse polvere, la fitta neve farinosa che cade. Chiediamo alla reception di poter cancellare la prenotazione per la seconda notte spiegandone i motivi e la proprietà gentilmente accetta. Prima di andare a nanna i fondatori del Rally, in considerazione della nostra partenza anticipata, improvvisano nella hall una piccola cerimonia di consegna dei diplomi durante la quale ci raccontano interessanti aneddoti delle passate edizioni e ci dicono anche che le nostre, in 43 anni di Kristall, sono le prime GW (sprovviste di sidecar)che vi partecipano. Dopo aver ascoltato un po’ di musica, bevuto qualcosa e presi gli accordi per la partenza del giorno dopo ce ne andiamo tutti a letto. Venerdì 14 febbraio ci alziamo con calma, facciamo colazione e, verso le 11, ci accingiamo a partire. Le condizioni sono decisamente peggiori rispetto al giorno precedente: il vento solleva la neve farinosa che rende difficoltoso vedere la strada. Tutto intorno è di un biancore intenso, faccio veramente fatica a capire in che direzione devo dirigermi. Ogni 2 o 3 metri mi devo fermare, sollevare la visiera del casco per capire dove è la strada. I piccoli paletti che delimitano il percorso sono utili ma non sufficienti, qualcuno del gruppo finisce addosso al muro bianco che delimita la via. La neve farinosa che si è depositata sul fondo ghiacciato ha uno spessore tale che i chiodi non riescono ad artigliare il ghiaccio sottostante e questo si traduce in una aderenza incerta e labile che fa scodare la moto e slittare l’anteriore. Riccardino si sposta dove la neve è più soffice e si trova con la ruota posteriore che fresa per un bel po’ la neve senza riuscire a muoversi. I primi km sull’altopiano sono una sofferenza e il timore è che la discesa sino alla E6 possa richiedere un tempo lunghissimo. Fortunatamente appena inizia la discesa il vento come d’incanto sparisce e riusciamo a procedere un po’ più speditamente. Dopo circa un’ora arriviamo in fondo alla “27” e tiriamo un sospiro di sollievo nel notare che la E6 è pulitissima e non nevica più. Al primo distributore ci fermiamo a schiodare le gomme. La rimozione dei chiodi dall’anteriore si presenta molto più rapida dell’operazione inversa, mentre la rimozione di quelli dal posteriore richiede un tempo e presenta difficoltà maggiori di quelle dell’operazione di chiodatura. Comunque, rimossi tutti i chiodi, partiamo alla volta di Oslo con la speranza di riuscire comunque ad imbarcarci su di un traghetto (vuoi che non ci sia posto per 6 moto su di una nave così grande?). Speranza delusa, ci dirigiamo verso la Svezia e dopo un centinaio di Km troviamo in un complesso alberghiero da dormire e da mangiare. Sabato 15 e domenica 16 febbraio sono due giorni di viaggio, 1100 Km il primo e 900 il secondo caratterizzati da strada, un traghetto, tanti pieni di benzina, lavori in coso e strada, strada fino a casa. Rimangono solo qualche foto e tanti ricordi ed emozioni. Doveroso un grazie a chi ha avuto l’idea, a chi ha condiviso l’avventura ed alle nostre moto che ci hanno portato anche lì.

Antonio Bellato (Oldbiker)